Perché Amazon fa bene a schiavizzare i dipendenti e come non fare la loro stessa fine (anche se hai un’azienda e – per ora – il capo sei tu)

Nell’estate del 1998, armato di 1 milione di lire prestate dai miei genitori e tanto desiderio di imparare l’inglese, mi trasferisco a Londra.

Il piano era semplice.

  1. Fare 100 fotocopie del mio CV, scritto in un inglese pessimo.
  2. Pedalare e entrare in ogni negozio e ufficio sfoderando il meglio che il mio inglese mi metteva a disposizione: “Eschius mi ai em luking for a giob” 

Ragiona che quasi 20 anni dopo puoi ancora sentire il mio accento italiano. Per cui prova ad immaginare cosa doveva essere la presentazione.

Dopo 2/3 giorni di ricerca e CV lasciati dovunque (ovviamente nessuno mi chiamava o inviava mail nel frattempo), mi imbatto in un Job Centre ad Islington, che è l’equivalente inglese dei nostri uffici di collocamento.

E trovo un annuncio:

Cercasi pulitori di cessi notturni per Hotel
Si richiede conoscenza di spagnolo o portoghese

Già puoi immaginare dai requisiti linguistici che tipo di bella compagnia di colleghi avrei avuto.

Ma a me quel lavoro sembrava un sogno.

Avrei avuto tutta la giornata per me!!!!

Mi faccio coraggio, entro e consegno una copia sgualgita del mio CV estratta dalla cartellina quella che si chiude con l’elastico.

E parlo con il recruiter, ovvero il responsabile dell’ufficio di collocamento 😀

Per lui sono OK. Ma gli faccio notare che non parlo spagnolo o portoghese.

Sua risposta. Spallucce e frase: “Ma tanto siete tutti uguali…”.

A 22 anni io avevo la testa piena di progetti. E sentirmi trattare così da un coglione impiegato dell’ufficio di collocamento mi generava violenza. Ma avevo bisogno del lavoro, per cui deglutisco il cucchiaino di merda e mi riprometto di ritornare 10 anni dopo a sgommarci davanti in Lamborghini.

E vai! Firmo per diventare pulitore di cessi notturno!

Un sogno si avverava: Poter essere INDIPENDENTE a Londra, potermi pagare il mio corso d’inglese e l’affitto. E mi rimaneva pure qualche pound per campare!

Alla fine, comunque, non presi mai servizio in quanto…. qualche ora prima di iniziare ufficialmente ebbi una offerta che non potevo rifiutare dal quartier generale europeo di McDonalds ad East Finchley.

Mansione Ufficiale: Ultima ruota del Carro.

Quando dico questo non scherzo. Hai presente quello che va in giro con il carrellino nei film americani e distribuisce la posta ai dipendenti? Bene, io ero l’assistente del suo assistente.

Un altro ruolo, ancora, non scherzo, era quello di assistere la chiattona che era una specie di “Sommelier McDonalds”.

Mi guardava con superiorità e mi diceva cose del tipo:
“Fammi un panino con questo pane sperimentale e questi ingredienti”.

Io agivo. Lei assaggiava un paio di morsi e valutava sul suo foglio.

Oppure ero quello che faceva le commissioni per il portiere dello stabile. O il rimpiazzo nel ristorante interno.

Obiettivamente un lavoro di merda, ma mi sentivo fighissimo.

Non solo potevo mangiare roba schifosa a sbafo (mai stato appassionato di McD, ma hey… era gratis!), non solo potevo mantenermi a Londra, ma… avrei anche avuto modo di guardare e cercare di carpire e imparare qualcosa in una vera multinazionale!

A McDonalds scoprii presto tre cose:

  1. Il mazzo che mi facevo era MOSTRUOSO, proprio fatica fisica
  2. Lo stipendio era da fame, e con la paga base non pagavo nemmeno le spese fisse che avevo
  3. Lavorando 12 ore al giorno e facendo straordinari a manetta ce l’avrei fatta

Ma sai cosa? Ero FELICE.

Perché avevo un piano.

Il primo step era imparare l’inglese (per questo motivo non avevo fatto la solita cosa di cercare lavoro al ristorante italiano, a questo punto sarei andato a Foggia e non a Londra).

E impararlo bene.

Perché POI avrei fatto altro.

I cessi, McDonalds, i cucchiaini di merda con i recruiter erano semplicemente dei mezzi per arrivare ad uno scopo che avevo deciso io.

Proprio per questo motivo, perché ho assaggiato cosa significa farsi un mazzo e vivere in condizioni disagiate (il mio amico Gianluca mi prende ancora in giro perché visto che non avevo soldi compravo cibi per massimizzare le calorie che contenevano per sterlina spesa), ho il sangue che mi ribolle quando vedo servizi come quello che sta spopolando al momento su La7.

Prendi qualche minuto e guardalo.

Ora ho una domanda da fare alla gente che si scandalizza per questa cosa. E sono cosciente della scarica di vaffanculo che potenzialmente attirerò, ma la domanda è la seguente:

Che mestiere ha scelto di fare una persona che vuole vivere facendo “quello che prende gli oggetti dagli scaffali”?

Risposta: Non è forse il mestiere di “prendere gli oggetti dagli scaffali”?

Per cui, quando uno degli intervistati dice “Questo sistema di lavoro considera gli uomini come le macchine” ha perfettamente ragione.

Quello che omette di dire è che LUI HA SCELTO di fare quello come lavoro.

Così come io ho scelto di pulire cessi o raccogliere i panini mezzi mangiati della “Sommelier McDonalds”.

Cosa c’è da lamentarsi?

In uno dei vecchi episodi del podcast Business Caffeina (se non sei ancora iscritto fallo cliccando qui) parlavamo di questa semplice distinzione.

Sei una commodity o sei un brand?

La commodity, per farla breve, ha due caratteristiche:

  • Si presuppone che siano tutte uguali. Es. Un Kg di Parmigiano Reggiano 24 mesi di un produttore è identico all’equivalente di un altro produttore. E nel caso di Amazon, un pacco fatto dal dipendente A è uguale ad un pacco fatto dal dipendente B.
  • Il prezzo è determinato dal mercato ed è sempre il più basso possibile. Questa te la spiego meglio. Mettiamo che io voglia comprare del Parmigiano Reggiano 24 mesi. Il produttore A lo vende a 20 euro al KG. Il produttore B a 18 euro al KG. Cosa succede? Succede che fino a quando io penso che siano ESATTAMENTE la stessa cosa…. comprerò da B (a meno che non ci siano dei vantaggi a comprare da A, tipo che B è a 100 km :D)
    Stesso discorso per la commodity di “uomo che fa i pacchi”. Il dipendente A mi costa 1 euro a pacco. Il dipendente B me ne costa 2. Quale scelgo? E quale butto nel fiume? Fermo restante che il pacco sia fatto bene, PERCHÉ un’azienda privata che non fa di mestiere beneficenza deve scegliere di buttare soldi?

La cosa interessante è che se chiedessi al baffone del video: “Ecco la stessa bottiglia di Acqua, nel supermercato A costa 90 centesimi, in quello B 1 euro… urlerebbe allo scandalo e al fatto che il supermercato B sta approfittando dei consumatori”.

Quindi, per comprendere, la mentalita media del “lavoratore commodity” è questa:

  • Quando sono io a VENDERE (es. vendo il mio tempo) devo prendere quanto più possibile dando quanto meno possibile
  • Quando sono io a COMPRARE devo comprare al minor prezzo possibile

Ma cosa c’è dall’altro lato della commodity?

C’è il fatto di vendere e creare VALORE. Ora voglio dire un segreto ai vari dipendenti di Amazon, baffone compreso.

Valore = Un vantaggio (materiale o immateriale) che viene percepito da chi scuce il denaro come risultato del fatto di aver comprato un servizio/prodotto. E che di solito deve essere SUPERIORE a quello che paga.

Perché la gente si fa le rate e spende 1000 euro per un iPhone? Perché il valore emotivo attribuito al fatto di averne uno viene percepito come superiore ai 1000 euro.

Perché un imprenditore paga alcuni dipendenti chiave 100mila euro all’anno felicemente e per altri lesina il fatto di spenderne 20mila? Perché il dipenente da 100mila euro all’anno magari porta un milione, si paga da solo e ci rimangono pure parecchi soldi attaccati. Quello da 20mila porta magari un milione… di rotture di coglioni.

Ora, capisco che il meccanismo possa fare schifo a molti, ma decidetevi:

O reinstaurate il comunismo e vi mettete a fare gli impiegati del catasto oppure le regole sono queste.

Io posso obbligarvi a comprare i miei prodotti o servizi? No, ovviamente. Sarebbe folle anche pensarlo.

Allora perché le aziende devono essere obbligate a comprare quello che voi offrite (e alle vostre condizioni) anche se non credono ne valga la pena?

Non capisco la logica dietro questo.

Per me – azienda amazon – avere il baffone non conviene. Mi spiegate per quale motivo razionale devo tenerlo e magari pagargli lo stipendio?

Io non ci arrivo, giuro.

Se sei un dipendente, quindi, l’unica soluzione è quella di pensare sempre: in che modo posso rendere il mio datore di lavoro così ricco da avere voglia di condividerne una parte con me?

Lo so che vi fa schifo, ma è il passaporto per un lavoro ben pagato e pieno di successi.

Perché tutti gli imprenditori con i quali lavoro hanno FAME di collaboratori che si fanno queste domande.

Ma tanta tanta fame.

Solo che trovano SOLO gente come il baffone del video.

Risolvete i problemi agli imprenditori e non avrete MAI problemi a trovare lavoro. Pensate solo a voi (paga, orari, cazzi vostri) e la vostra vita sarà piena di difficoltà.


E ora il messaggio agli imprenditori.

Hai presente questa discussione di Valore VS Commodity?

Bene, si applica pure a te, solo che tu la pagherai ancora più cara se non ti svegli. Il baffone del video, infatti, avrà bisogno di andare in un Job Centre qualsiasi e trovare un altro lavoro magari lavando i cessi di notte come me. Si lamenterà, OK. Ci sarà sempre il padrone bastardo, ma tutto sommato gli basta pure.

Tu invece ci rimetti l’azienda.

E rifarne un’altra da zero non è abbastanza semplice come stampare 100 CV e dire “Eschius mi ai em lukking for a giob”. Ma che te lo dico a fare.

Al momento ci sono diverse tipologie di aziende a rischio. Ecco una lista non esaustiva e con qualche nota velocissima, LO SO che sono semplificazioni, ma in 10 parole non riesco a fare di meglio:

  1. Rivendi prodotti di altri. Rischio: disintermediazione. Protezione: impacchettare il prodotto in un servizio di valore
  2. Produci commodities. Rischio: produttori low cost (la CINA ti ricorda qualcosa?) Protezione: Creare un Brand e reimpacchettare le commodities in un prodotto di valore
  3. Sfrutti un vantaggio imposto dallo Stato (es. una parte del motivo per il quale hai clienti è che i consumatori non hanno scelta). Rischio: prima o poi la pacchia finisce. Protezione: Creare dei Sistemi di Marketing che ti possono staccare notevolmente dalla concorrenza ANCHE SE non credi di averne bisogno
  4. Vendi un prodotto destinato a diventare anacronistico. Rischio: fai la fine del videoregistratore. Protezione: strutturare la tua azienda per venderla e crearne una parallela per farla fallire (questa è una strategia non intuitiva, ma magari la spiego in un altro post).
  5. Vendi grazie all’ignoranza dei tuoi clienti (es. fuffari informatici che si fanno pagare per progettare merda o rivendere 3 volte copia e incolla da vecchi codici). Rischio: Prima o poi ti scoprono. Protezione: La tua azienda deve EDUCARE i clienti a diventare clienti migliori e distruggere tutti i fuffari come te. Pentiti!
  6. Vendi troppi prodotti o servizi. Rischio: Il “costo” necessario in termini di formazione e di personale sarà sempre superiore agli specialisti che ti possono portare fuori mercato. Protezione: Focus e Creazione di Sistemi Interni.
  7. Sei necessario al funzionamento ordinario dell’azienda. Rischio: se ti spacchi una gamba fallisci contemporaneamente. Protezione: Creazione di una azienda SimpNess.

La lista potrebbe continuare ma il punto è diverso.

Se è vero che il dipendente deve chiedersi come creare valore per te, tu imprenditore devi chiederti come fare la stessa cosa con i tuoi clienti.

E puntare SEMPRE ad aumentarlo.

Deve essere una fissazione.

Ma c’è un modo giusto e uno sbagliato per farlo.

Il modo sbagliato è:

  • Rispondere a tutte le richieste del cliente
  • Calarsi le braghe
  • Avere il telefono acceso alle 4 del mattino e rispondere se il cliente chiama
  • Rifare il lavoro 923 volte per soddisfarlo

Il modo giusto di farlo?

Creare una intera esperienza (la chiamo un Sistema SimpNess) nella quale il cliente abbia PIÙ di quello che pensi ma che costi MENO tempo personale a te e meno risorse alla tua azienda.

Ovviamente chi sarà presente nella prossima edizione avrà un vantaggio competitivo enorme visto che lavoreremo su questo insieme e già durante il corso inizieranno a mettere in pratica.

Inoltre andremo nei dettagli delle “Protezioni” che ho elencato sopra e inizieremo ad applicarle nella tua azienda.

Ma anche se non sarai presente, medita su questo.

“Come puoi dare 10 volte più valore ai tuoi clienti utilizzando MENO risorse di quelle che utilizzi adesso e dedicando meno tempo personale?”

Risolvi questo enigma e non farai mai la fine del baffone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *